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Il peccato

 Che io abbia una fascinazione riguardo la Russia è ormai conclamato. Ma non la Russia quando ancora era URSS e ai mondiali di calcio si presentava con quella splendida maglia con scritto CCCP sul petto. Ma è la Russia di oggi, quella degli oligarchi, delle sottoculture giovanili, quella neoliberismo sfrenato sotto l’occhio vigile del regime putiniano. Zachar Prilepin, l’autore de Il Peccato, non ancora 40enne, ha vissuto entrambe le Russie.

Il Peccato è un romanzo composto da 9 racconti. Il tutto compongono una storia unica, quella di un ragazzo da adolescente fino a soldato nella guerra Cecena, irrequieto, introspettivo, un eroe fragile e virile, come lo sono i maschi sovietici. Attraverso una narrazione molto suggestiva, un flusso di coscienza livido di rabbia tanto quanto malinconico, Zachar racconta le sue esperienze con una semplicità disarmante; un quotidiano fatto di piccolissime cose, microcosmo che l’autore costruisce e difende gelosamente. E a Zachar nessuno risparmierà sofferenza, delusioni o umiliazioni, a cui opporrà dei costanti momenti di ribellione e di felicità, che solo chi non ha nulla da perdere può permettersi.

“La peggiore assenza di libertà è quando non puoi compiere facilmente la scelta più importante, non quando c’è poca indulgenza per capriccetti banali, che si riducono in genere al diritto di vestirsi in un certo modo, uscire la notte a ballare e poi non lavorare di giorno, o se proprio devi lavorare, fare qualcosa di strano, inutile e incomprensibile”  

Qualcuno lo accosta al Limonov di Carrere ed è un errore, nonostante “Il Peccato” abbia vinto il premio come miglior romanzo russo degli ultimi 10 anni: il Super National Bestseller Award.  E’ differente perché sono 2 uomini completamente diversi: perché Zachar Prilepin, spoglio delle mitomanie del suo più anziano e illustre collega, sembra molto più autentico così come tutto ciò che si muove e che gli accade. E nonostante io non abbia mai amato i racconti brevi, perché la è tutto così veloce che sembra sempre di non avere abbastanza tempo per fondermi con la storia, questo di Prilepin funziona, con tutta a sua malinconia decadente su cui sfrecciano i suv dei nuovi ricchi.

“La Russia è sempre stata un grande magnete mentre Putin fa sì che il paese si disintegri sempre di più. A cosa è servito – ha detto più volte – cambiare l’Impero del Male per una Repubblica delle Banane? Quando ci chiamavamo Urss il mondo non ci amava, ci temevano, ci odiavano, ma sapevano che c’era una grande potenza sul pianeta. Oggi nessuno ci ama ma neppure ci conosce. Speriamo che la Russia trovi una via per ridiventare un grande paese, non solo geograficamente. Un paese simpatico, che la gente vuole scoprire”.

In conclusione un breve articolo apparso su un quotidiano su letteratura russa e marketing di Zachar Prilepin: leggi.

Posted in narrativa.