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Una storia crudele

 E vabbè, doveva capitare che un’autrice che ti piace, potesse deluderti. Ci sta. E’ così è andata con l’ultimo libro di Natsuo Kirino: “Una storia crudele”, letto con un po’ di fatica in quest’ultima settimana.

Una famosa scrittrice scompare e lascia dietro di se un manoscritto dove racconta il suo segreto celato per 25 anni. All’età di 10 anni fu rapita da uno psicopatico, Kenji, che la tenne prigioniera con se per 13 mesi. Il racconto della prigionia e della sua liberazione, il morboso rapporto tra vittima e carnefice, la sfiducia verso gli adulti e il ritorno alla vita normale, vengono descritti con particolare dedizione della scrittrice Koumi Narumi, la protagonista del romanzo, come suo testamento prima di far perdere le proprie tracce.

Eppure il trauma subito è lì da 25 anni, sepolto nell’intimità della protagonista, che non raccontò mai neanche a psichiatri o inquirenti, quello che realmente successe in quei 13 mesi e la natura del rapporto che si era venuta a creare col suo sequestratore. Il come se ne esce da traumi del genere, il ritorno a una normalità impossibile visto che tutto intorno a se si trasforma in maniera indecifrabile, il desiderio di vendetta ma anche la consapevolezza che il rapporto creatosi con Kenji, è qualcosa di unico e non spiegabile. Sono alcuni dei temi del romanzo, un viaggio all’interno della psiche umana, come subisce e si trasforma proprio davanti i traumi più drammatici, tanto da dover dubitare che alcune delle cose raccontate nel manoscritto fossero una proiezione della mente della vittima e non qualcosa di accaduto realmente.

Finzione, realtà, si confondono. I personaggi intorno a Keiko sono tutti mossi da un interesse quasi morboso, e come la protagonista, infondo nessuno racconta la realtà delle cose. Ed è proprio questa morbosità a costringere Keiko, undicenne, a chiudersi in se stessa e ad elaborare in maniera autonoma il suo dramma. Nessuna fiducia negli adulti. Nessuna fiducia nelle attenzioni che le rivolgono.

Un thriller psicologico, scritto con il solito stile asciutto della Kirino, denso ma che questa volta non mi convince. La minuziosità con cui ha sempre costruito i personaggi che si muovono nei suoi romanzi non l’ho ritrovata in questo. Nessuno mi convince o mi affascina particolarmente e anche il meccanismo su cui ruota la storia mi ha un po’ spaesato. Peccato. Forse la morbosità di cui è pregna la storia mi ha lasciato abbastanza disorientato. O, ancora più probabile, mi sono fatto confondere dal sottile gioco di realtà e finzione della Kirino stessa.

“La mia storia crudele era stata usata per secondi fini”.

Posted in noir - gialli.

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