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Respiro corto

 Era da Nordest che non leggevo un libro di Massimo Carlotto e la curiosità per quest’ultimo romanzo oltre al desiderio di intervistarlo per Tabula Rasa, hanno fatto in modo che me lo leggessi in questo piovosissimo fine settimana.

“Respiro corto” è il classico noir di oggi. In un mercato in cui ormai i noir occupano molta della produzione, è difficile inventarsi qualcosa di particolarmente originale o di diverso. Carlotto è un autore navigato e prova quantomeno qualcosa di diverso. Ecco, la prima sensazione che ho avuto leggendo questo romanzo è proprio questa: Carlotto ha scritto un libro differente dagli altri.

Respiro corto è una storia corale, dove non c’è IL protagonista buono e neanche cattivo. Ci sono una serie di personaggi che si muovono in una Marsiglia differente da quella di Izzo, appartenenti a paesi e mafie diverse che confluiscono quasi casualmente a Marsiglia, snodo centrale dei narcotraffici e non soltanto.

«Mi interessava Marsiglia, ne ero attratto: lì è in corso forse la più grande battaglia criminale d’Europa, la guerra dei Territori. La gente viene uccisa in strada ogni giorno e nessuno se ne occupa. Lo scontro tra le varie bande ha una tale forza da sconvolgere l’assetto stesso della metropoli che non ha più niente a che fare con quella di Jean-Claude Izzo. Penso che a lui, come l’ho conosciuto, avrebbe fatto piacere questa mia scelta».

E il libro fila via come uno dei romanzi di Winslow senza però avere quella spinta che ha avuto l’americano in romanzi come Il Potere del Cane o Le Belve (cercate se volete le recesioni nel blog). Carlotto ha un suo stile e un suo approccio al mondo noir e il paragone mi sembra piuttosto ingeneroso. Per entrambi.

I personaggi tratteggiati vanno spesso sopra le righe, come del resto avviene nella crime-fiction ma la trama sostanzialmente regge, con i suoi capitoli brevi e la sua scrittura frenetica.  La New School criminale contro la Old School marsigliese, gangsters laureati in economia contro boss della mala vecchio stampo. Personaggi crudi ma che non tutti convincono fino in fondo. Ma infondo è un noir di pure azione ed è lei ad occupare la scena e a fagocitarsti tutti gli “attori”.

«Ho viaggiato e ho studiato parecchio. L’ispirazione mi è venuta girando per alcune università straniere, dove mi sono imbattuto nei figli di boss di diverse organizzazioni mafiose. Figli del Cartello della droga messicano, figli delle Triadi cinesi: studiano economia, ingegneria ambientale, marketing e pensano ad un futuro diverso per le loro attività. Un futuro che è già iniziato ed è proprio questa trasformazione, a tratti persino fisica, che mi interessa raccontare».

I puristi di Carlotto, quantomeno i suoi fans, magari rimangono disorientati da alcune scelte narrative di questo autore. Forse troppo abituati bene oppure troppo legati ai suoi personaggi. Chissà. Respiro corto è un romanzo così, veloce, magari da leggere in viaggio. Forse non entusiasma, forse dovrei leggere tutti meno noir, per non avere quel senso di repitività che ultimamente avverto.

Massimo Carlotto sarà ospite di Tabula Rasa luned’ 16 aprile dopo le 21

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