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L’amore è idrosolubile

Ritorno a scrivere su Opinionista dopo molto tempo (l’incipit è standard di tutte le mie recensioni, mi sa), con negli occhi lo splendido assalto di ieri del popolo NoTav al cantiere della Maddalena e le scene indecenti dei cani in divisa… queste sono pagine di letteratura ancora più importante di quella che trattiamo noi per diletto, la resistenza di ieri è una pagina di epica, nel senso stretto della parola, contemporanea e piena d speranza per tutti.

Nel periodo della mia assenza dagli schermi (dei computer) ho messo in campo un piano diabolico per la conquista del mondo, che usa come arma principale MY SHIT, magazine “work in progress” uscito in 1000 copie a colori e gratuitamente fra le ridenti colline della verde Bergamo… tutto ciò a parziale discolpa della mia discontinuità (e vedete se ogni volta mi tocca scrivere un pistolotto introduttivo che tratta praticamente delle stesse cose).

Fulvio Ervas è un autore che mi sta parecchio simpatico: nasce in campo editoriale in coppia con la sorella Luisa (“Commesse di Treviso”, “Succulente”) per poi sfornare una manciata di libri solisti (“Pinguini arrosto”, “Buffalo Bill a Venezia”, “Follia docente”, “Finchè c’è prosecco c’è speranza” e il libro in questione “L’amore è idrosolubile”) tutti editi da Marcos Y Marcos, casa editrice milanese che festeggia quest’anno il trentennale e che oltre a pubblicare i “casi editoriali” come Jasper Fforde ha sempre pubblicato cose abbastanza interessanti arrivando ai due picchi della sua produzione che per me sono John Kennedy Toole con “Una banda di idioti” (uno dei 5 libri da portare su un’isola deserta) e “Ho paura Torero!” di Pedro Lemebel, delicata e divertente storia sull’identità di genere nel Cile che si opponeva a Pinochet.

La serie di libri “solisti” di Ervas mi è assai piaciuta: il linguaggio è fresco, le storie sono divertenti e nel contempo avvincenti e non perdono mai un filo logico che è legato al disvelamento della trama.

Un grande merito di Ervas è quello di raccontare un NordEst profondo ma nello stesso tempo dissonante da quello in camicia verde: le vicende narrate nella serie che ha come protagonista l’ispettore Stucky partono da una Treviso che non è quella di Gentilini ma che è aperta e multietnica, tant’è che il protagonista stesso è di origini “altre” rispetto alla città (è persiano) ma nel contempo ne è parte integrante, fa parte del tessuto sociale a pieno titolo, insieme allo zio negoziante di tappeti.

Un NordEst scevro da pulsioni leghiste e non così cupo come quello di Carlotto, piuttosto una “tranquilla” vita di provincia, dove – giocoforza – ci scappa sempre il morto.

In questo libro il morto arriva un attimo dopo, l’elemento catalizzante è la scomparsa di Alice, nell’agosto di 15 anni prima e, come un fantasma, la sua presenza invisibile determina tutta una serie di avvenimenti, come attentati agli antichi amori di Alice.

Amori deboli, idrosolubili, narrati con dovizia di particolari e paragoni ad insetti nelle pagine dell’agenda di Alice, professionisti e pezzi grossi messi a nudo nei più intimi particolari e diffusi, a 15 anni di distanza, da misteriose fotocopie dell’agenda della scomparsa che appaiono per tutta Treviso.

Fra apparizioni della Madonna e satanisti il mistero sembra parecchio aggrovigliato ma Stucky con tanta pazienza e qualche botta di culo riesce a risolverlo.

Se i precedenti lavori di Ervas mi erano piaciuti per la freschezza oltre che del linguaggio anche dell’intreccio, questo libro invece è un po’ “stanco”, sembra volersi alzare dalla poltrona dove si trova ma non ce la fa, risultando alla fine poco accattivante e noiosetto.

Forse manca di mordente, di sicuro di ritmo: se le opere precedenti di Ervas erano briose e quasi sincopate, “L’amore è idrosolubile” risulta un po’ piatto.

Può sicuramente capitare di perdere un po’ di smalto o fare cilecca e mi dispiace che sia successo a Ervas con un lavoro che di sicuro è sotto le (mie) aspettative… forse mi ero abituato troppo bene.

 

Posted in noir - gialli.

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