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L’assassino ha letto Joyce?

Mentre perdo tempo a scrivere racconti in questo inizio di luglio, mi trovo a fare la spesa e nel mio delirio da libro trovo, al supermercato [sì, esatto. SUPERMERCATO. No mercatino biologico, no baratto.] qualche libro della Guanda a 3 eurini.

La mentalità capitalista di accumulazione applicata ai libri mi porta a prendere questo libro di Bartholomew Gill e gettarlo nel carrello, fra le melanzane e un paio di bottiglie di Marston’s Empire in offerta.

Si tratta di un giallo abbastanza classico, ambientato a Dublino, con protagonista il capo della Squadra Omicidi Peter McGarr, dublinese DOC, figlio di un operaio alla fabbrica della Guinness, la popolare bevanda rinfrescante che tante gioie mi ha regalato la scorsa estate in quel della Terra d’Irlanda.

Forse il vero protagonista della vicenda, fra l’uccisione di un non convenzionale professore del Trinity College e le commemorazioni del 16 giugno – il Bloomsday, giorno delle avventure dell’Ulisse di Joyce, è appunto il più grande autore irlandese [il più grande irlandese in assoluto rimane Tony Cascarino, ma quello è un altro discorso], citato di continuo nelle atmosfere tipicamente dublinesi del libro, fra fiction e realtà, fra personaggi veri e letterali.

L’autore sa creare bene caratteri e atmosfere, il libro si legge molto bene e ha discreto ritmo e buon corpo, nonostante si discosti un poco dallo stile lineare di altri libri… intendiamoci, resta un giallo tutto sommato classico dalla buona scrittura che ha quel pizzico di appeal in più per i continui ricorsi all’opera di Joyce, nonchè aggiunge l’Irlanda alla mappa del giallo contemporaneo.

Posted in noir - gialli.


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