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Spartak Mosca

Circa 150 pagine per 9 euro, edito per i tipi de "il melangolo", sottotitolo "storie di calcio e di potere nell’URSS di Stalin".

C’è una letteratura "altra" che spesso passa sotto il nome di "letteratura specialistica", e parlando di caso spesso si scivola nel luogo comune che un libro del genere può interessare solo agli appassionati.

Non facendo mistero della mia passione per la palla e 22 giocatori in campo, in tutte le sue forme [dai campi spelacchiati dei campionati di calcio a 7 alle carovane calcistiche in Palestina fino ad arrivare al calcio mainstream], penso che questo libro sia interessante e piacevole anche per chi non sa come si applica la diagonale: sullo sfondo la Mosca dagli anni ’20 in poi, le trasformazioni della società russa con l’affermarsi del comunismo come sistema di Stato.

Il tutto a raccontare una storia, a scrivere una narrazione "nascosta" di questa squadra di quartiere [lo Spartak appunto] che è sempre stata – a dispetto delle squadre della polizia o della difesa – l’unica squadra ad avere un vero seguito popolare e nasce come espressione di un quartiere periferico di Mosca, prendendo come simbolo Spartaco, lo schiavo romano che si ribellò.

Protagonisti di questa epopea sono i fratelli Starostin, animatori della squadra fino a quando Koba Stalin li prende in antipatia. E poi ancora l’NKVD, amichevoli d’altri tempi con il Racing Parigi e una selezione Basca, trasferte a Tiblisi…

Un libro che si legge agile, un affresco dei tempi che furono con il calcio come metafora di tutta un’epoca vissuta dalla società russa.

L’autore è Mario Alessandro Curletto, docente di lingua e cultura russa a Genova

Posted in saggistica, sport.


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