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La via del tabacco

 Il libro letto a cavallo del nuovo anno è stata una scoperta, piacevole, resa possibile soltanto da un regalo. Non conoscevo “La via del tabacco” né tantomeno il suo autore Erskine Caldwell.  Ignoranza mia, ovvio.

In apertura una prefazione di Joe Lansdale, che omaggia Caldwell e ne traccia l’importanza tra gli scrittori del novecento americano. Il romanzo, scritto nel 1932, spiazza subito il lettore per lo stile e la scrittura. Asciutta, diretta, tragicomica, come del resto i protagonisti: la famiglia Lester, partendo dal capofamiglia Jeeter.
Avete presente “Brutti, sporchi e cattivi” di Ettore Scola? Ecco, leggendo pagina dopo pagina, non potevo fare a meno di pensare alla famiglia di Nino Manfredi e alla loro umanità lumpen. Siamo negli USA post depressione. I campi di cotone sono stati abbandonati dai latifondisti. I lavoratori della Georgia hanno abbandonato i campi dove venivano sottopagati per passare ai lavori sottopagati in fabbrica. L’unico a voler restare e resistere e proprio Jeeter Lester e la sua sgangherata famiglia. Del resto lui discende da una famiglia di coltivatori ed è convinto che se è nato in quel posto è perché Dio ha voluto che lui coltivasse la terra. Ma c’è un problema: non gli fa più credito nessuno. E tutta la famiglia Lester è morsa dalla fame.

Il quadro di Caldwell è desolante. La descrizione dei Lester e del sottoproletariato americano è angosciante: rozzo, razzista, ultrareligioso e incredibilmente ottuso. E’ l’ignoranza quella più profonda, di chi non ha né mezzi né strumenti per uscirne fuori. Un pozzo senza fine di rancori e pregiudizi misti a una religiosità quasi mistica che costringe il buon Jeeter ad accettare di buon grado ogni evento perché Dio vede tutto e prima o poi provvederà.

Nato come una feroce critica alla società americana, Caldwell sorprende, come dicevo in apertura, per la capacità di analisi e di scrittura. Non è sprezzante nei confronti dei suoi sfortunati e ottusi protagonisti, ma allo stesso tempo non concede nulla al caso né agli eventi. E lo fa con uno stile da narratore vero tanto da non sembrare neanche che questo romanzo abbia quasi 90 anni. Non ci può essere moralità, etica, rispetto dove albergano fame e disperazione. Si può essere predicatrici e prostitute, senza neanche un minimo di rimorso. E’ l’istinto a muovere sentimenti e comportamenti. Un istinto affamato e disperato, perché se è vero, come dicono ma io non ci credo, che dal letame nascono i fiori, cosa nasce da un terreno secco e polveroso?

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