Skip to content


Lionel Asbo

 Lionel Asbo, dove Asbo sta per “Anti-Social Behaviour Order”, la legge voluta da Tony Blair per combattere i comportamenti anti-sociali, è l’ultimo romanzo di Martin Amis, letto in quest’ultima inquieta settimana. Lionel Asbo è la faccia dell’Inghilterra contemporanea, che l’autore usa a suo piacimento per raccontare il suo paese.

“Volevo scrivere una metafora dell’Inghilterra d’oggi, concentrato di frivolezze, volgarità, spaventose sperequazioni economiche, dominata dal culto della celebrità effimera, dalla rincorsa di un successo foderato di cattivo gusto. Da un lato una povertà endemica, un circolo vizioso da cui è quasi impossibile uscire, dall’altro una ricchezza pacchiana, esagerata, che finisce per diventare ridicola”.

E cosa c’è di meglio di usare un sottoproletario della periferia urbana, ignorante, rozzo e insensibile che improvvisamente diventa ricchissimo grazie alla lotteria? Uno di quei folk-devil che la legge Blair avrebbe dovuto colpire e che colpisce grazie a piccole pene, scontate tutte in carcere, che fanno del protagonista un personaggio incredibile tanto quanto orribile, col suo nazionalismo Uk e il suo razzismo, nonostante viva sotto lo stesso tetto di Des, nipote mezzo nero, personaggio un po’ romantico, l’opposto di “Zio Lì”, che teme ma a cui vuol bene nonostante tutto.

“E’ un gioco da coglioni la lotteria. Senti a me” (Lionel Asbo)

Ed eccolo Lionel, colui che consiglia al nipote di uscire sempre col coltello in tasca e di lasciar perdere le donne perché basta il porno. Eccolo il frutto della working class Uk che ha lasciato perdere la solidarietà di classe per cibarsi di tabloid e tv. Simbolo dello “Stato d’Inghilterra”, così come recita il sottotitolo del romanzo. Ma sta davvero così l’Inghilterra?

“Il mio romanzo racconta gli orrori dell’Inghilterra odierna, ma non tutto in essa fa orrore, e attraverso Des ho cercato di esprimere l’affetto che sento per il mio paese, le possibilità che si annidano anche nelle situazioni più disperate”.

E Amis usa una forma comica per narrare le vicende dei due, che ovviamente si sovrappongono, incrociano e contrastano. C’è una scrittura fluida, bella da leggere, che forse si indebolisce nella seconda parte del romanzo. Non c’è musica in nessuna pagina, c’è tanto dialogo, ci sono situazioni assurde che a Diston, il quartiere dove vivono i 2, sono invece socialmente accettati. Come un incesto nipote-figlio. Ci sono le facce slavate Made in England. I rossori da birra. Prostitute, pittbull inferociti, coatti di borgata. Ingredienti che ritovate nelle periferie urbane di ogni grande città, abbandonati a se stessi, dove neanche il riscatto è una via di fuga.
Tanto che neanche Lionel, diventato ricco, cerca una via di fuga dal suo quartiere, anzi. Nonostante sia l’eroe dei tabloid, nonostante diventi un rozzo uomo d’affari, nonostante scelga sempre la cosa più costosa da bere o mangiare, Lionel rimane il lumpen di sempre, orgogliosamente direi. Non aiuta i suoi amici o i suoi parenti ma non taglia neanche i ponti. Anzi ama esercitare la sua superiorità, la sua nuova ricchezza.

“Ma ecco Caker Square, una piazza dalle dimensioni senza dubbio imponenti, con due fasce di erba marrone (ognuna delle quali ospitava un tozzo ceppo d’albero) grandi come campi da calcio e i vialetti disposti a raggiera che convergevano verso la fontana senz’acqua, tutto quello spazio, penso Des, aveva la stessa densità di popolazione di San Paolo o Bangkok, anche se quasi tutti gli abitanti erano bianchi… I rumori che si sentivano sembravano di festeggiamenti, gli sghignazzi deliberati degli uomini, le risatine stridule e sfrenate delle donne (se fosse stato possibile togliere del tutto il sonoro), allora gli abitanti sarebbero apparsi come un gruppo di sopravvissuti a un immane catastrofe, gente che vagava senza meta dopo un terremoto, per esempio, con la terra che ancora gli ballava sotto a i piedi.”

E’ la periferia, quella che ogni tanto arriva in centro, come nel 2011, quando le notti di Londra diventarono incendiarie, con le vetrine dei centri commerciali che saltavano e venivano invase. E’ impossibile tenerle in gabbia, ogni tanto un Lionel riesce a prendere la scena.

Posted in narrativa.

Tagged with , .


No Responses (yet)

Stay in touch with the conversation, subscribe to the RSS feed for comments on this post.



Some HTML is OK

or, reply to this post via trackback.