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Dentro

 Non so se scegliere dei libri perché c’è un argomento preciso siano segnale di qualcosa perché altrimenti dovrei cominciarmi a preoccupare. Il tema ricorrente di questo periodo è il carcere e Dentro di Sandro Bonvissuto parla di carcere, anche di carcere.

Uso “anche” perché Dentro non è un romanzo unico ma è composto da 3 racconti tra cui, il primo, Il giardino delle arance amare ha per tema proprio il carcere e l’esperienza detentiva dell’autore. E tutti e 3 racconti vanno a raccontarci alcuni dei nodi cruciali della crescita e della vita di un uomo, all’esordio come scrittore, che per capacità descrittiva e analisi, dimostra di avere del talento. Aggiungeteci poi che Ascanio Celestini, altro narratore di storie di vita e di carcere, consiglia caldamente la lettura di questo libro.

“Non ero sicuro che fosse possibile attribuire al male anche dei canoni architettonici, eppure quel posto rispettava quei canoni in modo quasi pignolo, come se esistessero. Chiunque l’avesse concepito doveva essere stato un vero esperto del male; oppure doveva essersi documentato per bene sull’argomento”

Quello del carcere è probabilmente il migliore dei 3 racconti, per profondità di analisi, per la sensibilità dimostrata e per la capacità descrittiva del mondo carcerario. O più probabilmente perché ho letto questo libro neanche sapendo che ci fossero altri 2 racconti. Alcune parti sono di una bellezza e di una umanità estremamente rara e particolare, da commuovere. Bonvissuto ridà dignità a chi troppo spesso viene abbandonato o gettato tra le mura di un carcere come si fa con i rifiuti dentro una discarica. Basta avere delle mura belle alte e il più è fatto. Ma i muri non sono neutrali, anzi.

“Il muro è il più spaventoso strumento di violenza esistente. Esso non si è mai evoluto, perché è nato già perfetto. E ti accorgi di tutta la sua potenza soltanto quando vedi un muro in funzione. Perché non tutti i muri funzionano: […] Quelli che stanno li dentro no. Funzionano. E bene.”

Ma se i muri sono li per chiudere dentro quelle persone, quelli che vengono riconosciuti colpevoli di un reato (anche se poi la metà delle persona detenute sono in attesa di giudizio), ad esercitare la loro barbarie, fino a trasformare i detenuti stessi nel reato da loro commesso:

“Lì si innesca un meccanismo in base al quale l’uomo finisce per assumere tratti comuni a tutti quelli che hanno commesso il suo reato, come se quella somiglianza fosse un’emanazione del reato stesso”.

E nonostante la scrittura di Bonvissuto non sia proprio semplice sorprende la capacità con cui descrive, racconta, in maniera minuziosa, direi quasi certosina, mai banale. Non è il miglior narratore in circolazione (è all’esordio) eppure è proprio continuando la lettura con gli altri 2 racconti, che vengono confermate le sensazioni avute dopo il primo racconto. Perché non avrete il Bonvissuto che ci narra la difficoltà o le tracce che lascia una esperienza come quella carceraria ma fa un balzo fino a tornare alla propria infanzia e a raccontarci altre tracce della sua storia, di una storia di vita vissuta, come se fosse un romanzo di formazione ma al contrario. Si parte dalla libertà riacquisita dopo la reclusione fino a quando si impara ad andare in bici. Uno dei momenti più importanti della nostra infanzia.

Posted in Generale, narrativa.


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