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Io sono il Libanese

 A quest’ora uno dovrebbe stare a dormire. Io invece ho appena finito quello che viene definito il prequel di Romanzo Criminale, scritto da Giancarlo De Cataldo, “io sono il Libanese”.

Un bravo scrittore da uno modesto si riconosce non dal suo miglior libro ma dal livello dei suoi romanzi. De Cataldo ha il merito di aver scritto un romanzo strepitoso, quello “criminale”, per poi tirare fuori dei romanzi piuttosto modesti, come quest’ultimo. Che poi a me lui fa pure simpatia ma il giudizio rimane quello che è.

Quest’ultimo è una specie di ritratto del Libanese, nel periodo pre-banda, quando era ancora un ragazzetto, anzi un pischello come si dice a Roma. Si apre con lui in carcere, della sua amicizia con un pezzo grosso della camorra e del suo rapporto con una “compagna”, ovviamente della Roma bene. Dico ovviamente perché il ritratto della militante borghese di sinistra che si relaziona con il giovane lumpen con simpatie fascistoidi è trito e ritrito. Sullo sfondo i sogni di gloria del Libanese e la genesi dell’idea “di prendersi Roma” attraverso una struttura organizzata: la Banda.

La trama è fragile. Il ritratto della Roma di metà anni 70 è il solito. I personaggi, sono i soliti, senza però avere spunti o elementi per un ulteriore sviluppo. Un po’ come se fossero già stati spremuti, un po’ come un film di adesso con gli attempati Al Pacino e Robert De Niro. Stucchevole la relazione sentimentale, del Libanese e Giada, con cui liquida il clima di quegli anni attraverso una stereotipata “lotta di classe”.

Detto questo me lo sono letto in una serata/nottata, quando dovrei dormire visto che mi aspettano ore e ore di viaggio per l’inizio della mia vacanza. Alla fine te lo leggi anche per familiarità con i protagonisti, non è illegibile ma deludente, sì. Peccato che non si abbia la voglia di chiudere con Romanzo Criminale, un romanzo davvero bello, però troppo sfruttato: 1 film – 2 stagioni di una serie tv (24 episodi da 50′) – un altro romanzo. Non è facile ma è evidente che tutto quello che poteva dare l’ha già dato.

“Lui ci sapeva fare, e a mani nude e col coltello. Aveva imparato da bambino, da una maestra che non perdona: la strada. Là dove ti guardano e capiscono subito se sei pecora o leone. Se il tuo destino è crescere o morire.”

Lo stesso destino che spetta all’autore De Cataldo.

Posted in noir - gialli.

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