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Per mano mia

 Il libraio veganciclista di San Lorenzo me ne aveva parlato e consigliato caldamente. Io che di solito ascolto poco mi ero mentalmente appuntato l’autore e mi ero ripromesso di leggerlo. Tanto che appena uscito per la Einaudi (i restanti libri sono pubblicati dalla Fandango) “Per mano mia” di Maurizio De Giovanni è stata la lettura di quest’ultima settimana.

Ok è un noir e forse ne leggo troppi. Lo schema di un certo tipo di noir è abbastanza stereotipato: un commissario piuttosto fuori dagli schemi, un comprimario fedele e intuitivo, uno o più omicidi inspiegabili che andranno risolti. E il libro di De Giovanni ovviamente non esce dallo schema, come non lo fa neanche la Vargas, una delle mie autrici preferite. E allora? Allora la differenza la fa come scrivi e cosa scrivi. Lo stile, gli ambienti scelti, le intuizioni narrative, la caratterizzazione dei personaggi. E in questo De Giovanni riesce.

La Napoli del fascismo è la location. Il commissario Ricciardi e il suo vice, il brigadiere Maione sono coloro che dovranno trovare chi ha ucciso un funzionario della Milizia fascista, le squadracce di Mussolini che avevano funzioni di polizia e non solo. Il tutto si svolge nella settimana precedente il Natale, mentre dal porto fino al cuore della città tutto si svolge freneticamente, le mani dei napoletani lentamente portano a compimento i propri presepi, con un rito sacrale ben lontano da quello a cui siamo abituati.

“ Ma certo, commissario. Il presepe è una delle più antiche e consolidate tradizioni del nostro popolo. Attraverso esso, nei momenti vari della storia di questa città, sono state rappresentate situazioni e personaggi entrati a far parte della fantasia popolare. Vedete, ogni presepe, anche il più povero, è su tre livelli: in alto il castello di Erode, là, che rappresenta il potere e la prevaricazione; in mezzo la campagna, col gregge, i pastori e il resto; in basso, e davanti, la grotta con la Natività.”

La Napoli di De Giovanni è una città povera, che trasuda sudore e fame. L’ambiente in cui si svolgono le indagini è quello dei pescatori, taglieggiati dagli stessi miliziani fascisti che dovrebbero curare il controllo delle merci. E proprio giù al porto che si muoveranno i primi passi delle indagini di un Ricciardi, che nel frattempo è conteso da due donne mentre per Maione si riapre una ferita mai chiusa. L’uomo che uccise suo figlio muore in carcere e prima di morire confessa di non essere lui l’assassino. Una trama e una sottotrama, che spesso si contendono il cuore del romanzo. Probabilmente la storia che vede per protagonista Maione assume una centralità maggiore a quella delle indagini. Ogni protagonista del libro vuol risolvere le questioni “per mano mia” e lo affermano ripetutamente.

La storia funziona. E ve lo dice uno che con saccenza, poco prima di metà libro, era convinto di aver risolto il “giallo” (ma quando mai!). Funziona e mi sorprende con un finale che non ha neanche bisogno di far salire troppo di ritmo. A riuscire ancor di più è l’ambientazione del romanzo stesso: la Napoli del 1931, pochi giorni prima che i De Filippo portino in scena la prima de “Natale in casa Cupiello”. La Napoli sotto il regime fascista, raccontata e descritta in maniera riuscita tanto da stimolare la propria immaginazione nel voler farsi trasportare nei vicoli e nelle piazze brulicanti e trasformate in mercati a cielo aperto. La Napoli sotto il regime fascista dove la paura e la delazione regnano insieme a manganelli e repressione.  La Napoli di De Giovanni che ho apprezzato nonostante mi mancassero alcuni riferimenti narrativi essendo il primo della “serie” che leggo.

“Il Natale, caldo o freddo, mette i brividi”

Posted in noir - gialli.

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One Response

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  1. ziacassie says

    lo sto leggendo e ne sono entusiasta, stavo pensando come trovare le parole per parlarne.
    direi, che lei ci è riuscito molto bene.



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