Skip to content


Il senso del piombo

Aveva ragione l’immorale disegnatore quando alla vista del libro che stavo per cominciare ha commentato con un “cheppalle”. Il romanzo in questione è Il Senso del Piombo di Luca Moretti, una fiction storica sul 77 dei camerati romani. E onestamente rimango basito nel leggere tutto questo consenso dietro a questo libro.

Partiamo dal presupposto che non ho nulla di personale nei confronti dell’autore. A scanso di equivoci, visto che sta città produce rancori e antipatie anche tra persone che manco si conoscono. Moretti prende la storia dei NAR di Giusva Fioravanti, la riadatta, la romanza, gli regala quel tocco di romanticismo che dovrebbe funzionare per un noir. Onestamente io nei NAR, nei neofascisti dello spontaneismo armato non ci trovo un cazzo di romantico. Fioravanti non era un cavaliere nero votato al martirio per l’ideale neofascista. Sì, ruppe con la destra eversiva che era il braccio armato dello stato, con quella dei bombaroli, etc etc. Ma di romantico che avevano? Niente. La Banda Fioravanti era una banda di scoppiati esaltati, figli di papà, che di politico avevano ben poco. La maggior parte delle azioni furono fatte in maniera scomposta e spesso colpendo obiettivi sbagliati. Le rapine finanziavano le loro vite. Le collusioni con la criminalità comune sono enormi (tipo la Banda della Magliana, via Carminati). Fino ad arrivare all’accusa e alla condanna per la Strage di Bologna.

Ecco io non sono Andrea Colombo o uno di quelli che a sinistra perdono il loro tempo a supportare le campagne sull’innocenza di Giusva e la Mambro. Io la mano sul fuoco su sti due personaggi non la metto. Non mi piacciono e dubito a prescindere. La storia dell’eversione nera insegna che i protagonisti non hanno mai raccontato tutto. E la maggiore reticenza è proprio sulle azioni più infami, dove di mistica ed eroismo c’era ben poco. Valerio Verbano docet.

Luca Moretti ci presenta un romanzo, in cui la sigla e il “progetto” NAR diventano una specie di Luther Blisset , in cui i protagonisti sono dei giovani leoni in lotta contro lo Stato, affascinati e rispettosi nei confronti dei “Rossi” nonostante quest’ultimi aggredivano oppure uccidevano i loro “fratelli”.  Un romanzo scritto con una prosa asciutta, in cui nonostante le 130 pagine scarse ci sono un numero imprecisato di “comparse”, spesso anche inutili al fine della storia stessa. In Italia già c’è un autore che ha sperimentato con successo un percorso del genere e si chiama Simone Sarasso (lo trovate recensito anche qui). Lui è bravo e i suoi libri funzionano. Questo di Moretti, no. Per niente direi. Rimango ancora basito per le recensioni che ho letto in rete. C’è grossa crisi, c’è tanta confusione.

E dunque ripeto in coro “cheppalle”. Ma quando la smetteremo a sinistra di affascinarci a ste stronzate? Gli anni 70 sono tuttora una pagina irrisolta della storia di questo paese. Romanzi del genere non storicizzano bensì confondono ulteriormente. Sarebbe stato meglio se l’autore si fosse inventato di sana pianta una storia, con magari dei neofascisti protagonisti, ma senza quella personalizzazione forzata che c’è nel libro. Magari da fastidio solo a me.

Non imitate Ellroy per favore.
E ricordatevi che se il piombo può avere senso oppure no, lo stesso vale per un romanzo.

Posted in noir - gialli.


No Responses (yet)

Stay in touch with the conversation, subscribe to the RSS feed for comments on this post.



Some HTML is OK

or, reply to this post via trackback.