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Resistenze Innaturali

Letto da poco, distratto dall’affonnoso personale, prendo spazio per recensire un libro di una casa editrice che a me piace molto, Agenzia X e il loro Resistenze Innaturali di Beppe De Sario. Un libro di storia orale sull’attivismo radicale nell’Italia degli anni ’80, attraverso il racconto di 3 esperienze e di 3 città: Forte Prenestino (Roma), Cox 18 (Milano) ed El Paso (Torino).
Cosa resterà degli anni 80 cantava Raf (giusto?!) e ben si confà, visto che queste 3 occupazioni hanno percorso non solo la II metà di quegli anni ma ancora sopravvivono e resistono, nonostante tutto intorno a loro si sia trasformato. Leggendolo vi accorgerete di avere di fronte un libro importante, visto che si parla degli anni 80, gli anni del riflusso, dell’Italia craxiana e soprattutto post ’77, una storia troppo spesso schiacciata tra gli anni della rivolta e della lotta armata e gli anni 90, quelli della pantera e dell’esplosione delle occupazioni, storia che invece ho vissuto e che sento mia. Perciò serviva questo libro di De Sario per tirare il filo che unisce quei due decenni di fermento e attivismo, dove si sono poste le basi per i movimenti che poi dopo Genova 2001 sono implosi.

E vi troverete a leggere una gran bella storia, che non ha nulla da invidiare a quelle precedenti o successive. Una storia punk quella degli anni ’80, raccontata attraverso le voci dei protagonisti di quegli anni, un lavoro di memoria orale che va a narrare quali erano le reali tensioni giovanili, politiche e sociali; i rapporti tra la vecchia autonomia o le nuove generazioni fortemente influenzate dal punk 77; le prime contaminazioni con il nord europa e l’esperienza degli squat; la lotte eco-pacifiste e la radicalità “autonoma”, fortemente influenzate dal recente passato ma allo stesso tempo completamente diversi dai loro “fratelli maggiori”. Fa impressione, per me che sono di Roma, leggere delle prime “feste del non lavoro”, della comitiva punk-skin di Piazza dei Mirti a Centocelle, dell’occupazione di 23 anni fa del Forte e il racconto del tessuto del quartiere centocelle, motore pulsante di una città profondamente trasformata, e non solo nel centro storico.

Tre storie completamente diverse messe a confronto, dall’attivismo culturale del Cox18 fino alla radicalità del “né centro sociale né squat” del torinese El Paso passando per il Forte Prenestino, contenitore di diverse culture giovanili, che ha saputo fondere nel miglior modo e nel pieno rispetto della diversità: il deserto torinese, lo “spazio rifugio” dei quartieri romani, la ricerca di enclave controculturali a Milano. Intorno alla metà degli anni ’80 tutte e tre le scene affrontano una fase di crisi, per quanto trasformativa e di crescita. Anche in questo frangente la differenza territoriale e le sue risorse risultano determinanti nel decidere gli itinerari successivi: le tre diaspore giovanili, per quanto collocate nella comune pulsione verso la politicizzazione, si orientanto a un’uscita dai quartieri verso il territorio metropolitano (Roma), presidiano e si ritirano temporaneamente nelle enclave controculturali (Milano) o nella narrativa della chiusura istituzionale e della desolazione urbana (Torino).

Mi raccomando mentre lo leggete, non vi fate prendere da nostalgie o da invidie, erano anni decisamente migliori di questi che stiamo attraversando, più vivi e pulsanti, dove il bisogno di trovare una visione di insieme e di sperimentare batteva nel cuore e nelle pance di tutte quelle generazioni che si sono incrociate, inseguite, a volta con fortuna e altre volte meno, senza però mai smettere di mettersi in discussione.

Posted in saggistica.


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