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L’Uomo Duplicato

Come ci comporteremmo se scoprissimo che esiste una persona completamente identica a noi?! Questo è lo spunto de L’Uomo Duplicato di Saramago, letto in questi ultimi giorni su l’asse Roma – Madrid – Roma.

Tertuliano Maximo Afonso è un professore di storia, con un matrimonio fallimentare alle spalle, un rapporto con una donna che non lo coinvolge più di tanto, che casualmente vedendo un film consigliatogli da un suo collega si trova di fronte ad un attore secondario completamente uguale a lui, una specie di clone.
Inizia da qui questo thriller intenso, spasmodico, a tratti delirante, sull’indagine prima e il rapporto, successivamente, tra Tertuliano e Antonio, due uomini dalle vite completamente diverse che sono simili in tutto. Uguali fisicamente “stesso corpo, stessa voce, stessi nei e stessa dimensione del pene”, i due si ritroveranno entrambi vittime di un sottile gioco da loro creato che porterà ad un finale drammatico e sorprendente.

280 pagine di cui la metà piuttosto faticose da leggere, soprattutto da me che spesso vengo sopraffatto dalla scrittura fitta, dai dialoghi intervallati soltanto da una virgola, dalla pressochè assenza di capoversi, che sono l’impronta della prosa di Saramago. Una seconda metà che si dinapa in maniera più lineare e meno confusa, seguendo anche le sensazioni di Tertuliano che per buona parte pensa di poter condurre il sottile gioco contro il suo identico avversario, regalandoci pagine ansiogene e affascinanti.
Un romanzo che sembra quasi la sceneggiatura di un film anni ’50 anzi come dice l’autore stesso “un film di fantascienza, scritto, diretto e interpretato da cloni agli ordini di uno scienziato pazzo“.

Curiosa e interessante la teoria sullo studio della storia con cui Tertuliano incanta il proprio preside e che adotta come metodo nella sua inchiesta per scoprire chi sia quello sconosciuto attore di second’ordine così incredibilmente somigliante a lui.
“parlare del passato è quanto di più facile ci sia, sta tutto scritto, basta solo ripetere, spappagallare, mentre parlare di un presente che ogni minuto ci scoppia in faccia, parlarne ogni giorno dell’anno mentre si risale navigando nel fiume della Storia fino alle origini, o lì nei pressi, sforzarci di comprendere sempre meglio la catena di avvenimenti che ci ha portato dove siamo ora, questa è ben altra musica, dà un mucchio di daffare, richiede costanza nell’applicazione, bisogna mantenere sempre la corda tesa, senza rotture”.

Posted in Generale.

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One Response

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  1. al. says

    storie brevi di saramago. brevissime, una o due pagine. tre al massimo. probabilmente lo conosci già, ma effettivamente vale la pena!