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Apocalypse baby

 Quando ho preso “Apocalypse Baby” della Despentes sapevo che non sarebbe stato un libro facile, un noir classico, lontano dalla lentezza esasperante e desolata degli scandinavi tanto quanta dalla brillantezza di una Fred Vargas. Perché l’autrice francese non è una che media o cerca di piacere, è un’autrice che entra a gamba tesa senza pensare troppo alle conseguenze.

Apocalypse Baby è un libro cattivo. Acido, critico e provocatorio, che fa a pezzi la società contemporanea, quella borghese, ma soprattutto i ruoli uomo/donna e l’eterosessualità in generale.

“Da quando lavoro qui, non mi hanno fatto fare altro che pedinare adolescenti. Non c’é ragazzino che possa fumarsi una canna senza che io gli sia attaccata al culo. I primi anni però non capitava che pedinassi giovani di meno di quindici anni. Oggi non mi stupirebbe che mi mandassero alle elementari. Gli adulti della mia generazione s’infiltrano nella vita dei loro figli, non sono disposti a lasciarsi sfuggire la giovinezza perla seconda volta. Non si può dire che detesti quello che faccio, ma truccare i cellulari dei ragazzini è un atto perniente eroico e tanto meno eccitante”.

Le protagoniste sono tutte donne: Lucie, investigatrice non particolarmente talentuosa, e la Iena, lesbica, un passato di collaborazione con i servizi segreti, una specie di informatrice, spia, recupero crediti, particolarmente affascinante e violenta. Orgogliosamente lesbica è ormai diventata leggendaria nel suo ambiente, accetterà di aiutare Lucie nella ricerca di Valentine una 15enne figlia della borghesia francese e di un mediocre scrittore.

«Io credo che ci sia davvero una crisi nei rapporti maschio femmina. È in crisi la famiglia, l’amore sentimentale, ma è in crisi anche il sesso eterosessuale. Lo è perché i ruoli sono stati scardinati e ancora non si sono riassestati. Ma quello che più mi colpisce è che l’eterosessualità stabilisce una sorta di confine nella vita di una donna, intorno ai 35 anni. Dopo quell’età, le donne etero sono fuori dal carnevale della seduzione, diventano poco appetibili, vengono espulse e sostituite. Per le lesbiche questo non accade, come racconta la Iena. Anzi: è a quell’età che inizia la fase più bella. Quando si è ancora giovani e molto più libere che da ragazzine. Volevo scrivere un libro che raccontasse la scelta lesbica come felice, liberatoria ».

E c’è tutto questo in un romanzo che fila via in maniera diretta, semplice, tra qualche scazzottata, orgia lesbica, innamoramenti e un finale che spiazza totalmente il lettore fino a disorientarlo. Finale che a me non è dispiaciuto, come del resto tutto il romanzo, mentre guardando un po’ in rete l’effetto non è stato simile al mio. Forse stomaci troppo delicati. La Despentes usa questo romanzo politicamente molto scorretto per fare a pezzi tutti gli stereotipi: da quelli di genere fino a quelli generazionali. Non c’è tempo per mediare, non è lei l’autrice disposta a farlo, infondo sta per arrivare l’apocalisse e a portarla sarà una adolescente.

«Credo che la nostra storia, di europei, sia arrivata a un limite. Siamo di fronte a un baratro, e quello che stiamo vivendo è contemporaneamente spa- e affascinante, eccitante. Quello che sapevamo non serve più a niente, quello che conoscevamo scompare di giorno in giorno. Volevo raccontare questa sensazione di impotenza. Noi avremmo i mezzi per cambiare le cose, le conoscenze per mettere in atto alternative, ma non riusciamo a farlo. Siamo come ipnotizzati».

Posted in noir - gialli.


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