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Limonov

 “Hai letto Limonov?” me lo sono sentito dire diverse volte in queste ultime settimana a cavallo del vecchio e nuovo anno. Sembrava che se non avessi letto questo romanzo/biografia di Emmanuel Carrère su questo personaggio, ogni altro libro che avrei letto in questo periodo sarebbe stato svilito da commenti tipo “Ah ok ma leggi Limonov però”. E alla fine mi sono deciso, da bravo lettore medio quale sono.

“La rivoluzione mondiale? Eduard è a favore. Lui è per principio dalla parte dei rossi, dei neri, degli arabi, dei frodi, dei barboni, dei drogati, dei portoricani, di tutti quelli che non avendo niente da perdere appoggiano, o almeno dovrebbero appoggiare, la rivoluziona mondiale”.

Questo è uno dei tanti ritratti che Carrère tratteggia nel libro. Perché Limonov è stato questo, tutto questo e molto di più. Proletario del profondo della Russia, Limonov, protetto da un talento e da un ego smisurato, non si accontenterà mai di nulla e riuscirà da essere tutto e il contrario di tutto: star della letteratura, scrittore e poeta di successo, ma anche barbone e maggiordomo, pseudo guerrigliero e capo di un partito politico ma anche un mercenario e fondatore di un partito para-fascista. Perché Limonov infondo è e rimane un fascista. Un fascista rosso direbbe qualcuno, atipico, anarchico, anti-autoritario, tutto quello che volete per farlo passare per un personaggio particolare. Eppure rigetto alcune di queste etichette lette nel libro di Carrere: Limonov era un fascista, non razzista certo, ma di sicuro non un anti-autoritario. Rifiutava le prepotenze, il perbenismo borghese, nonostante abbia fatto di tutto per far parte di quel mondo. Ed era assolutamente rispettoso delle autorità quelle con la A maiuscola, forse più per un suo profondo nazionalismo che non per altro. Di sicuro non ha mai fatto nulla per compiacere al potere ma ha fatto di tutto per compiacere, per sentirsi parte integrante se non motore di tutto ciò che ha attraversato. Mai gregario, sempre in testa e a capofitto in ogni avventura in cui si è gettato, senza risparmio, esaltato da se stesso più che dalle situazioni in cui si trovava, ha attraversato buona parte della storia del 900 erigendosi a capopopolo di un partito molto marginale della recente storia post-comunista della Russia.

E funziona questo racconto di Limonov da parte di Carrere, perfetto nello sviluppare questo racconto, favorito dalla romanzesca figura di questo talentuoso pirata lumpen, sovversivo da una parte e ossequioso detenuto modello dall’altra. Osservatore neutrale, come dovrebbe essere ogni biografo, quasi distaccato, soprattutto nel cercare di disegnare un profilo il più vicino possibile alla realtà. Ed è ancora più bravo nel saper integrare alla storia di Limonov, il racconto di almeno 50 anni della storia dell’ex Unione Sovietica, passando per quella dei Balcani. E’ una storia che andava raccontata, soprattutto la parte in cui racconta il crollo, la fragilità, il grigiore di uno stato così potente tanto quanto era forte il sogno che lo alimentava e “la nostalgia dell’infanzia” che provano tutt’ora i russi, non per forza nostalgici, per l’ex regime. Lo chiamano “new journalism” questa forma di scrittura, che mostra un Carrère decisamente a suo agio, oltretutto era sua intenzione fare solo una intervista.

“Limonov parlava in modo semplice e immaginoso, con l’autorevolezza di chi sa che non verrà interrotto e una predilezione per gli aggettivi magnifico e mostruoso. Tutto era o magnifico o mostruoso Limonov non conosceva vie di mezzo, e la prima volta che lo vide Zachar pensò: “E’ un individuo magnifico, capace di atti mostruosi”.

La cosa che meno mi ha convinto del libro di Carrère è la parte dedicata al Partito Nazionalbolscevico fondato da lui e l’ex scacchista. Qua l’autore mi è sembrato sia indulgente che ingenuo nel raccontare i nazbol come una confraternita di brufolosi campagnoli che amavano la patria e la rivoluzione. I neonazi russi sono un problema enorme. La Russia attualmente è un paese razzista dove le vittime tra militanti dell’area antagonista anarchica o antifascista e tra i migranti sono decine ogni anno, basta guardare qualsiasi denuncia fatta da grosse organizzazioni internazionali tipo Amnesty. E questo l’ho trovato un po’ grave.
Una cosa è certa in questo lavoro su Limonov, questo romanzo non è pro o contro questo personaggio. Ve lo racconta, ve lo descrive, magari in maniera contraddittoria (d’altronde questo è), ma non vi indurrà ad un giudizio. Quello sta al lettore e il mio è netto. Tanto di cappello alla storia di quest’uomo, ma non ho mai empatizzato con lui in nessuna delle 350 pagine, mai. Limite mio ma detesto “i fascisti, neri, rossi o a pallini” come recitava un vecchio slogan. Oltretutto per un uomo che alla fine dei giochi “dopo tutto quello che ha vissuto, conta se ha più amici di Kasparov su Facebook”.

 

PS chiedo scusa se a dicembre non ho mai pubblicato niente, non era mai successo. E’ stato un mese un po’ difficile ma a voi infondo interessa poco questo aspetto. Comunque tutto ciò che leggo ma non recensisco, lo trovate qui www.anobii.com/fabs/books

Posted in narrativa.

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One Response

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  1. Alexik says

    No piccino, perchè non dovrebbe interessarci se hai avuto un mese difficile ?
    Dì, ma i racconti brevi su lamate li scrivi tu ? Sono BESTIALI (e molto sur/reali) !!!



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