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Blu e Obey

Il mese di maggio è iniziato all’insegna della street-art, perché ho avuto l’occasione di leggermi due libri, anche se leggere è un eufemismo in questo caso, trattandosi soprattutto di fotografie: Blu, Sketch notebook e May Day – The Art of Shepard Fairey. Il tutto dopo essermi visto il film-doc di colui che più di ogni altro ha dato spessore (perché ne ha) a tutto questo genere di arte di strada, solcandone il percorso e muovendosi meglio di più di ogni altro tra le contraddizioni. Parlo di Banksy e del suo Exit Through the Gift Shop.

“If graffiti changed anything, it would be illegal” (Banksy)

Come dicevo ho problemi, non solo con la gente, ma con la street-art in generale. Essendo legato alla cultura del writing, ho sempre guardato con diffidenza stencil, sticker, poster e altre cose simili, pur riconoscendo in alcuni una bravura e delle intuizioni straordinarie come nel caso dei due artisti di cui ho letto ops guardato i loro libri e il loro percorso. Blu non mi ha mai fatto impazzire anche se riconosco nelle sue murate sensibilità e intelligenza mischiate a una tecnica piuttosto efficace. Ma Blu nel tempo si è affermato soprattutto come videomaker di se stesso e ha raccolto tutto in un dvd di recente uscita. Ha abbandonato lo spray, si è munito di tempera e rulla e le sue animazioni stop-motion sono geniali. Mi sono ricreduto molto.

Di tutt’altro genere è Shepard Fairey più conosciuto come Obey. Lo ritengo un grafico bravissimo, intelligente, sensibile. Ha fatto della guerrilla marketing il suo stile, è diventato superfamoso col suo ritratto di Hope Obama, ma soprattutto giocando con le immagini-icone della cultura pop e rock americana. Più di ogni altro ha saputo crearsi e vendersi in maniera perfetta. Però rimane quello che penso: è uno splendido grafico ma onestamente l’arte di strada è un’altra cosa.
Sì ok è partito da lì e probabilmente è stato il suo trampolino ma il genere parte da altri canoni anche se ormai avrei difficoltà a capire cos’è realmente la street-art.

In qualche modo il film di Banksy spiega un po’ di cose e mette in discussione proprio tutto il circuito della street-art raccontando la storia di un artista per caso: mr brainwash.
Detto questo i due volumi (per il primo ringrazio Barbetta per il regalo) sono davvero molto belli. Vale la pena averli nella propria libreria e sfogliarli. Chiudo con una menzione, visto che tra i pochi regali ricevuti per il mio (non) compleanno c’è stato spazio anche per un libro (grazie Naps!!!) su due writers parigini della vecchia scuola: Nasty e Slice. Beh, cibo per i miei occhi 🙂

PS
Dimenticavo a proposito di street art vi presento due franzosi (una donna e un uomo) recentemente scoperti e che mi piacciono un sacco: Sandrine Boulet e Oakoak.

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