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Berlin

In questi primi giorni dell’anno mi sto dedicando alla lettura di fumetti. Periodicamente succede e onestamente non ho la giusta tensione per affrontare un romanzo, un saggio o chissà cos’altro. Oltretutto ho accumulato parecchie cose oltre al fatto che mi sto facendo una “pera” di Brubaker. Le ultime notti le ho impiegate per leggermi Berlin, romanzo storico a fumetti di Jason Lutes di cui sono usciti i volumi 1 e 2.

L’autore sta lavorando a questa opera da più di 5 anni e a conti fatti dovrebbero essere in tutto cinque o sei volumi. Al centro della sua opera c’è la Repubblica di Weimar, l’alba della Germania nazista, con un romanzo corale, che vede al centro la città di Berlino, cuore pulsante del paese, e alcuni personaggi le cui storie in qualche modo si vanno ad intrecciare. Il canadese Lutes riesce almeno in questi primi due volumi (1928-1930) a descriverci una città disorientata, confusa, dove il partito nazional-socialista comincia a muovere i primi convincenti passi, dove i comunisti vengono repressi dal governo, dove gli ebrei cominciano a guardarsi circospetti, dove una ragazza arrivata dalla lontana Colonia, scoprirà la Berlino nascosta, quella lussuriosa e underground.

La città delle pietre (vol.1) e la città del fumo (vol.2) così li a titolati i primi due per descriverne l’atmosfera. Personaggi vivi, che si alternano in questi due volumi in maniera chiara e precisa, donando una continuità sia alla storia che all’atmosfera che si respira nella Berlino weimariana. Tutte le contraddizioni di un paese che usciva con le ossa rotta dalla precedente guerra, affiorano. Così come le paura e la povertà vanno a foraggiare gli istinti più beceri e reazionari, quelli nazionalisti, e la popolazione fratturata tra ricchi e poveri, sarà il laboratorio più violento e infame tra i fascismi europei.

E Lutes, dal tratto pulito e quasi didascalico, si muove e si comporta da vero documentarista, tra un primo volume molto descrittivo e introduttivo, ad un secondo che sorprende per le pieghe che prendono gli eventi, dei protagonisti quanto quelli corali. Due volumi che sono parte di un lavoro più grande, due letture che meritano tempo, soprattutto perché studare Weimar è un po’ come leggere la nostra quotidianeità e il nostro tessuto sociale, dove purtroppo intolleranza e infamia sono il pane quotidiano.

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