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L’Uomo che Cadde sulla Terra / Il Condominio

Quando mi hanno prestato “L’uomo che cadde sulla terra” mi è tornato subito in mente il film con David Bowie visto secoli e secoli fa. Non conoscevo il libro né tanto meno Walter Tevis, autore di questo classico del genere nel 1963, e dunque mi sono tranquillamente fidato del libraio di San Lorenzo che con tanto entusiasmo me l’ha prestato. Insieme a “Il Condominio” di Ballard sono stati le mie letture “fantascientifiche estive” che però, ahimè, non mi hanno affatto soddisfatto.

Thomas J. Newton è un alieno autentico che si ritrova attraverso le sue conoscenze a fondare una enorme multinazionale elettronica, destando il sospetto in alcuni scenziati e concorrenti. Un “uomo” solo, a cui si legheranno una donna e un professore suo collaboratore, col desiderio di salvare la Terra e gli abitanti del suo pianeta in via di estinzione. Un personaggio lieve e sensibile, che metterà in evidenza gli aspetti più oscuri e negativi dell’umanità, che guarda al futuro lasciando poche speranze. Un romanzo che si legge in fretta, scritto bene da un autore con forti problemi di alcolismo che non a caso si rappresenta attraverso “l’alieno”; un romanzo che parla soprattutto di solitudine, la stessa di cui Trevis soffriva, ben rappresentata dal suo alter ego alieno.

“Più o meno. In ogni caso ho l’ordine di dichiararla in arresto e di portarla via con me”
Newton trasse un respiro lento, profondo, molto umano “E per che cosa mi arrestate?”
Brinnarde sorrise cortese “E’ accusato di immigrazione illegale nel paese. La consideriamo uno straniero, signor Newton”

Da Il Condominio di Ballard invece ne sono rimasto un po’ deluso. Eppure lo spunto della storia è ottimo: un condominio londinese, di vetro e cemento, costruito con tecniche di avanguardia, completamente autosufficiente e capace di isolarsi dal mondo esterno, dove all’interno c’e’ tutto, dalle scuole ai supermercati, dove gli abitanti del migliaio di appartamenti daranno via alle peggiori barbarie. Ah! Non è Corviale eh.

“Senza saperlo, aveva costruito un gigantesco zoo verticale, con centinaia di gabbie accatastate l’una sull’altra. E allora, per cogliere il senso di tutti i fatti avvenuti nei mesi precedenti, bastava capire che quelle creature brillanti ed esotiche avevano imparato ad aprire gli sportelli”.

Ogni ordine sociale viene annullato, cancellato, riportando gli uomini all’ora dell’età della pietra, riproducendo clan e violenze feroci e primordiali, dove gli aristocratici abitanti dei piani alti erigono barriere contro i “poveri” dei piani inferiori, senza però riprodurre una sana lotta di classe. Un romanzo che come gia’ dicevo, nonostante le aspettative mi ha piuttosto annoiato. Una scrittura che non riesce a tenere il filo della tensione, a volte ripetitiva, con dei personaggi che non emergono quasi mai e si confondono nel delirio collettivo del romanzo. Critica feroce all’urbanistica anni ’70 e alla capacità degli uomini di sapersi autogestire.
Di sicuro di Ballard troverete decisamente di meglio.

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